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Piante basse. Più vicino possibile alla terra nera, alle pietre roventi. Vigne perfettamente distinguibili a qualsiasi altitudine in mezzo a decine di altri appezzamenti o disperse su colline verdissime. Doppio cordone speronato che incappella viti esili e giovincelle, che scalciano come puledre per conquistarsi il meglio che quei suoli fertili possono offrire.

Il traminer a quota 1100, stagliato di fronte all’Etna impavida; il pinot nero circondato da acque infide e terreni paludosi, ritagliato in un rettangolo trapezoidale; lo chardonnay timido che spicca tra gli ulivi di Atena. E poi c’è lui, il grande mascalese che riempie una tela di sassi con altalene di fusti gagliardi e giovani barbatelle. Sono le creature di Enò-trio a farsi spazio nelle strade tortuose dell’ Etna di Bacco. E non faranno poco rumore pur spostandosi su carri trainati da cavalli poco avvezzi a muoversi tra le griglie dell’eno-mondo. Grande conoscenza agronomica, umiltà e voglia di apprendere (vedi i continui scambi di viti innestate con il vivaista –amante della nostra terra-Pierre Marie Guillaume), oltre ad un’infinita passione per il vino. Parlo di un terzetto composto da padre e figlie che ha deciso di seguire un sogno, concretizzandolo in un progetto che avesse nome proprio, caratteristiche e valori umani: il voro vino. E mi sa che la partenza è stata davvero buona: considerando che non hanno alle spalle cantina, distributori, agenti e via dicendo, devo dire che il profumo proveniente dalla loro pentola attira parecchio. Non a caso le essenze sono frutto di una precisa strategia di marketing che posiziona i prodotti in uno specifico segmento di mercato. A sorprendere non è soltanto quel  nerello che avvolge quasi con prepotenza ma il traminer aromatico: con il suo bouquet fruttato che si sprigiona in bocca, con un basso grado alcolico e ancor più bassi solfiti (tutti i vini Enò-trio hanno un contenuto di solforosa totale bassissima: svelato l’arcano dell’assenza di mal di testa), questo bianco fresco e frivolo si presenta come acerrimo competitor dei rosati, rivolgendosi per direttissima alle fanciulle charmant! Nessun effetto collaterale. Nemmeno se l’aperitivo fragrante prosegue con un pasto annaffiato da quel porpora sanguigno che riempi i gran calici. Il nerello …mi piace. Non saprei come altro descriverlo. Non è eccessivamente pastoso né tannico, ha una corposità adeguata al vitigno, è profumato e facilmente bevibile. Ovvio che non è per tutti, come i nerelli in generale! Loro o piacciono o non piacciono. Ma, dubito, che questo giovane aitante possa deludere i palati!

Certo ci sono ancora delle modifiche da attuare: il traminer, a mio avviso, potrebbe acquisire una robustezza maggiore con un passaggio in botte ( ma, era ovvio, che Enò-trio ci avesse già pensato!); sul pinot non mi esprimo perché sono troppo ignorante al riguardo; il nerello  lo lascerei così ma se la passione vitivinicola dev’esser anche fonte di guadagno mi sembra sensato accontentare i gusti dei consumatori, motivo per cui Nunzio Puglisi- l’uomo del trio- sta provando ad aggiungere al mascalese anche una percentuale di nerello- fratello, quello incappucciato. Non sia mai che qualcuno lo reputi eccessivamente spigoloso! Baggianate asiatiche!

Naturalmente io, come sempre, vi racconto le mie sensazioni, le mie personalissime percezioni gustative ma non vi mancheranno occasioni per capire se condividere o meno il mio pensiero su questi vini: padre e figlia minore sono già all’aeroporto perché al Vinitaly ci devono essere. Non mancheranno nemmeno a Contrade dell’Etna, ovviamente: chi se la perde la nuova edizione dai fratelli Aiello-Graci?!

Enò-trio si sta muovendo sommessamente, a passi decisi, affinché anche la sua impronta possa fissarsi nella memoria gustativa degli eno-appassionati, nella bolgia triviale della cantina di Bacco. Ma state attenti che tra i filari ci sono solo degli scrupolosissimi folli, quelli che trascorrono la maggior parte del tempo a chiacchierare con le barbatelle, con i primi pampini, con le infiorescenze timide e i grappoli succosi. Sotto il sole rovente, sotto la pioggia incessante. Nunzio è un genitore molto presente: solo ogni tanto, si ripara dalle intemperie in quel vecchio pagliaio ornato da veterane insolie che veglia sulle sue figlie.